Taiji Gate

I nomi antichi del Tai Chi Chuan

origini taijiquan

Nella storia del Taijiquan, così come emerge dalla documentazione tradizionale cinese, questa arte marziale non ha sempre avuto un nome unico e stabile. Prima della diffusione moderna del termine Taijiquan, nelle fonti classiche e nelle diverse trasmissioni compaiono denominazioni e formule come Changquan, Shisanshi e Bamen Wubu. Non sempre si tratta di “nomi” nel senso moderno del termine: a volte indicano l’arte nel suo insieme, altre volte descrivono principi, strutture tecniche o qualità del movimento.

Comprendere questi nomi non è un esercizio terminologico, ma un passaggio fondamentale per chiarire l’origine storica e la struttura interna dell’arte.

Taijiquan e Changquan: il movimento continuo

Oggi con il termine Taijiquan si indica uno stile marziale che applica il concetto daoista di Taiji — l’alternanza di yin e yang — come principio fondante del movimento, della struttura e dell’uso della forza.

Nei Classici del Taijiquan compare anche il termine Changquan, 長拳, “Lunga boxe” o “Pugilato lungo”. In questo contesto, però, il significato non va ridotto semplicemente alla lunghezza numerica della forma. Il testo classico spiega Changquan attraverso un’immagine precisa: come il fiume Azzurro e il mare, che scorrono senza interruzione. Il punto centrale è quindi la continuità del movimento, non soltanto il fatto che la sequenza sia lunga.

È importante chiarire che questo Changquan non coincide con il Changquan moderno del Wushu sportivo, né indica automaticamente uno stile esterno. Nel contesto del Taijiquan antico, il termine richiama una pratica marziale fluida, continua, trasformativa, nella quale le posture non sono elementi isolati, ma momenti di un unico flusso.

Nel contesto dei Classici, Changquan indica soprattutto una qualità della pratica: continuità, fluidità e assenza di interruzione. In alcune trasmissioni Yang, il termine Taiji Changquan è stato poi usato anche per indicare forme o metodi più dinamici rispetto alla grande forma lenta oggi più diffusa. È però importante distinguere il nome classico Changquan dalla specifica forma Taiji Changquan tramandata in alcuni lignaggi.
Questo aspetto viene approfondito nell’articolo Il Chang Quan è l’arte che precede il Taijiquan moderno?, dove vengono analizzate fonti storiche, testimonianze dirette e lignaggi della famiglia Yang e Wu.

Shisanshi: uno dei nomi più antichi

Un altro termine storicamente attestato è Shisanshi, 十三勢, che può essere tradotto come “Tredici posture”, “Tredici configurazioni” o “Tredici dinamiche”. È una delle denominazioni più antiche associate al Taijiquan e compare nei testi classici della tradizione.

Con Shisanshi non si indica soltanto una sequenza di tredici movimenti, ma la struttura profonda dell’arte: otto metodi fondamentali e cinque passi. Per questo motivo alcuni studiosi e lignaggi considerano Shisanshi uno dei nomi originari della pratica che in seguito sarebbe stata conosciuta come Taijiquan. Tuttavia, è meglio evitare una formulazione troppo assoluta: le fonti antiche sono stratificate e non sempre permettono di stabilire un’unica origine lineare.

Nei Classici attribuiti a Wang Zongyue è scritto chiaramente:

“太极拳,一名长拳又名十三势”

Il Taijiquan è anche conosciuto come Changquan ed è chiamato anche Shisanshi“.

Questa affermazione mostra che Changquan e Shisanshi erano denominazioni strettamente collegate alla tradizione del Taijiquan. Changquan richiama la continuità del movimento; Shisanshi indica la struttura tecnica delle tredici configurazioni. Non è però necessario dire che “tre nomi” coesistessero allo stesso livello, perché Bamen Wubu è soprattutto una formula tecnica interna allo Shisanshi.

Radici interne, cultura del corpo e arte marziale

Il Taijiquan nasce come arte marziale, ma non può essere compreso soltanto come tecnica di combattimento. Nel suo sviluppo confluiscono elementi diversi della cultura cinese: principi di yin e yang, teoria del Taiji, pratiche di coltivazione del corpo, respirazione, attenzione interna, medicina tradizionale, strategie marziali e metodi di allenamento al combattimento.

Per questo è più corretto dire che il Taijiquan è una sintesi: un’arte marziale interna in cui la funzione combattiva viene trasformata da principi di ascolto, radicamento, rilassamento, continuità e uso intelligente della forza. Non nasce semplicemente come meditazione, né può essere ridotto a ginnastica dolce; ma non è nemmeno soltanto un insieme di tecniche da combattimento.

Per approfondire: Il Taijiquan è meditazione in movimento? e Storia del Tai Chi Chuan.

Changquan e Duanda nella tradizione marziale cinese

Nella letteratura marziale cinese di epoca Ming troviamo già una distinzione importante tra Changquan e Duanda. Alcune fonti attribuiscono al periodo Song, e in particolare a Song Taizu, una forma di Changquan a trentadue posture; tuttavia, le testimonianze scritte che ne parlano appartengono soprattutto alla riflessione marziale successiva, in particolare Ming.

In questo contesto più ampio della cultura marziale cinese, Changquan indica metodi a lunga distanza, movimenti distesi, continui e articolati; Duanda, 短打, indica invece il combattimento a corta distanza, con azioni più brevi, dirette e ravvicinate.

Applicando questa distinzione al Taijiquan, possiamo dire che la forma lunga educa continuità, coordinazione, struttura, radicamento e qualità mente-corpo, mentre il lavoro applicativo, il Tui Shou, il Chaishou e il Sanshou servono a verificare come quei principi si manifestino nel contatto e nell’uso marziale.

Il percorso tradizionale prevedeva una progressione chiara:
prima la forma lunga, poi lo studio applicativo (chaishou), infine l’addestramento combattivo (duanda). Questo metodo privilegiava la comprensione profonda delle tecniche, non la mera ripetizione meccanica.

Shisanshi, tradizioni interne e racconti di origine

Prima che il Taijiquan diventasse celebre a Pechino grazie a Yang Luchan, esistevano diverse tradizioni marziali e pratiche interne che, nelle genealogie e nei racconti successivi, sono state collegate ai principi oggi associati al Taijiquan.

Tra queste, Shisanshi occupa un ruolo centrale perché indica la struttura delle tredici configurazioni: otto metodi e cinque passi. In alcune tradizioni, l’origine del Taijiquan viene inoltre collegata al Neijiaquan e alla figura leggendaria di Zhang Sanfeng. È però importante distinguere la storia documentabile dal racconto simbolico: Zhang Sanfeng appartiene soprattutto alla memoria mitica e identitaria delle arti interne, più che a una biografia storica verificabile.

Alcune fonti tradizionali ricordano anche nomi come Xiaojiutian (“nove livelli del piccolo cielo”), Sanshiqi (“trentasette posture”), Xiantianquan (“pugno pre-natale”) e Houtianfa (“metodo post-natale”). Questi riferimenti sono interessanti perché mostrano un ambiente culturale più ampio, fatto di pratiche interne, metodi corporei e tradizioni marziali diverse. Tuttavia, vanno trattati con prudenza: non possiamo considerarli semplicemente “antenati diretti” del Taijiquan moderno senza prove solide e lineari.

Una conoscenza che si è trasformata nel tempo

Come molte tradizioni umane, anche il Taijiquan è il risultato di un lungo processo di selezione, codificazione e perdita. I nomi antichi testimoniano una fase in cui la pratica non era ancora classificata secondo gli stili moderni — Chen, Yang, Wu, Wu/Hao, Sun — e in cui termini come Changquan e Shisanshi potevano indicare principi, metodi o qualità dell’arte prima della piena sistematizzazione dei lignaggi.
Comprendere questi passaggi non significa inseguire una “purezza” originaria, ma acquisire consapevolezza storica, evitando semplificazioni moderne e narrazioni ideologiche.

Approfondimento consigliato

Per comprendere il contesto teorico da cui emergono i nomi antichi del Taijiquan, lo studio dei testi fondamentali è imprescindibile.
I tre Classici del Taijiquan di Wang, Wu e Li offrono una traduzione commentata dei manoscritti alla base di tutta la tradizione interna.

Nota sui termini

Per evitare equivoci, è utile distinguere:

  1. Changquan nei Classici: nome antico o immagine del movimento continuo del Taijiquan;
  2. Taiji Changquan nei lignaggi Yang: forma o metodo più dinamico conservato in alcune trasmissioni;
  3. Changquan moderno del Wushu: disciplina sportiva e acrobatica contemporanea, diversa dal contesto classico del Taijiquan;
  4. Shisanshi: le tredici configurazioni, cioè otto metodi e cinque passi;
  5. Bamen Wubu: “Otto porte e cinque passi”, la struttura tecnica interna dello Shisanshi, non necessariamente un nome autonomo dell’arte.
Dalla teoria alla pratica

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