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Chakra, illusione del sé e l’autoinganno della mente

chakra e illusione del sé

Negli ultimi decenni, la spiritualità e la filosofia orientale è stata assorbita dalla cultura occidentale in modi spesso superficiali o distorti. Uno degli esempi più evidenti è l’uso della terminologia legata ai chakra per rafforzare concetti che hanno più che altro a che fare con l’ego, opponendosi, paradossalmente, alla stessa filosofia orientale da cui i chakra derivano.
Per esempio, la pratica buddhista insegna il superamento del sé (anatta, अनत्ता), mentre molti approcci “New Age” dell’ultima ora sembrano invece coltivarlo, con termini come autoaffermazione, scoperta di sé, sé superiore, finendo per rafforzare proprio quell’ego che dovrebbe essere abbandonato.

Questa discrepanza non è solo terminologica, ma rivela un errore più profondo nel modo in cui molti cercano il “risveglio spirituale”. Si può davvero avanzare lungo il sentiero dell’illuminazione mentre si rafforza un concetto illusorio del sé? O si finisce per allontanarsi, credendo di avvicinarsi? Esploriamo il tema.

L’insegnamento del Buddha: Anatta e l’illusione del sé

Uno dei concetti fondamentali del buddhismo è anatta (अनत्ता, “non-sé”). Il Buddha stesso lo spiega chiaramente nel Anatta-lakkhana Sutta (Samyutta Nikaya 22.59), uno dei suoi discorsi chiave:

Monaci, il corpo non è il sé. Se il corpo fosse il sé, non sarebbe soggetto a malattie […]. Ma poiché il corpo non è il sé, è soggetto a malattie […]. Allo stesso modo, le sensazioni non sono il sé. Se le sensazioni fossero il sé, non sarebbero soggette a malattie […]. Ma poiché le sensazioni non sono il sé, sono soggette a malattie[…]. Lo stesso vale per le percezioni, le formazioni mentali e la coscienza.

Qui il Buddha evidenzia: ciò che chiamiamo “sé” è solo un insieme di condizioni impermanenti, e identificarsi con esse porta sofferenza. Eppure, molti oggi cercano di “potenziare il sé” attraverso concetti che rafforzano proprio ciò che il Buddha invitava ad abbandonare.

L’insegnamento del Buddha – Walpola Rahula, primo monaco buddhista a ottenere una cattedra universitaria in Occidente, offre in questo libro un’introduzione chiara e accessibile al buddhismo, ancora attuale a sessant’anni dalla pubblicazione. Attraverso le parole del Buddha, esplora i fondamenti della dottrina e dell’etica buddhista, dalle Quattro Nobili Verità al non-sé, adattando gli insegnamenti alle sfide della vita moderna. Il testo risponde a domande chiave sulla natura del buddhismo, il nirvana e la sua applicabilità nel mondo di oggi.

Il paradosso dell’auto potenziamento attraverso i Chakra

L’uso moderno dei chakra. o l’idea che se ne ha, è spesso connesso a convinzioni come:

  • Scoperta del sé → come se ci fosse un sé stabile da trovare.
  • Potenziamento del sé → come se l’ego dovesse essere reso più forte.
  • Sé superiore → un sé spiritualizzato che, pur essendo apparentemente più “elevato”, resta un sé.

Ma nella tradizione tantrica e yogica, il fine ultimo non è il rafforzamento dell’ego, bensì la sua trascendenza. Nel Shiva Samhita (4.10-12), un testo yogico antico, si dice (citazione parafrasata):

Quando la mente è completamente libera dall’attaccamento al corpo e ai sensi, allora l’essere supremo si rivela. Non è il sé individuale a essere glorificato, ma il suo dissolvimento nell’assoluto.

Chi crede di “salire” lungo i chakra per rafforzare la propria identità individuale sta percorrendo un sentiero che lo allontana dalla vera realizzazione.

I Chakra: strumenti per la liberazione, non per l’ego

I chakra, nella tradizione tantrica e yogica, non sono stati concepiti per “realizzare il sé”, ma come strumenti per comprendere e dissolvere le illusioni della mente. Ecco come dovrebbero essere intesi:

  • Muladhara (Radice) – Superamento dell’identificazione con il corpo e la paura.
  • Svadhisthana (Sacrale) – Comprensione che i desideri sono effimeri.
  • Manipura (Plesso solare) – Scioglimento dell’attaccamento all’ego.
  • Anahata (Cuore) – Trascendere l’illusione della separazione.
  • Vishuddha (Gola) – Dire la verità che dissolve l’illusione del sé.
  • Ajna (Terzo occhio) – Superamento della dualità tra l’io e l’universo.
  • Sahasrara (Corona) – Annientamento dell’illusione dell’individualità.

Lo scopo dei chakra non è quindi potenziare l’individuo, ma sciogliere gli strati di illusione che lo trattengono nell’attaccamento al sé.

Quando la “spiritualità” diventa l’opposto del risveglio

Il Buddha parlava spesso della via sbagliata, ovvero di quei percorsi che sembrano spirituali, ma che in realtà rafforzano le illusioni invece di dissolverle. Nel Dhammapada (verso 75) viene detto:

Il sentiero che porta alla liberazione è diverso dal sentiero che porta all’accumulo. Il saggio, conoscendo questa differenza, non segue il sentiero dell’accumulo, ma quello della liberazione.

Molti oggi cercano di accumulare “poteri”, “manifestazioni”, “realizzazioni”, senza accorgersi che stanno solo nutrendo l’attaccamento a un sé. Questo è il paradosso della spiritualità moderna: si predica il distacco dall’ego, ma si offrono strumenti per fortificarlo.

Al di là del materialismo spirituale – Percorrere il sentiero spirituale è complesso e pieno di insidie, tra cui il rischio di rafforzare l’ego anziché trascenderlo, un fenomeno che Chögyam Trungpa definisce materialismo spirituale. L’autore traccia il vero cammino della spiritualità autentica, distinguendolo dalle sue distorsioni egocentriche. Il suo approccio unisce la saggezza orientale con le correnti culturali e psicologiche occidentali, creando una sintesi innovativa tra tradizione buddhista e psicologia umanistica, in dialogo con figure come Alan Watts, Krishnamurti e Shunryu Suzuki Roshi.

Tornare sul vero sentiero

Se vogliamo davvero percorrere un cammino spirituale autentico, dobbiamo chiederci: sto cercando di sciogliere l’illusione del sé o sto solo cercando un sé più forte e spiritualizzato?

I chakra possono essere strumenti validi, ma solo se compresi correttamente. Comprensione che non sembra essere più così comune tra i praticanti di Yoga, Meditazione, Tai Chi.
Se “adoperiamo” i Chakra per rafforzare un’identità, ci stiamo allontanando dalla Via. Se invece siamo consci che sono strumenti di purificazione dell’illusione, possono condurci alla realizzazione del Vuoto (śūnyatā, शून्यता), come insegnato nel Sutra del Cuore (Prajñāpāramitā Sūtra) che, parafrasando, ci dice:

Forma è vuoto, vuoto è forma. Non c’è un sé, non c’è un altro, non c’è nulla da ottenere.

Quindi, se cerchi il risveglio, smetti di accrescere il sé.

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Cosa dice il Daoismo in merito al sé e all’autoinganno

Le tradizioni autentiche, quando esplorano in profondità la natura della realtà, giungono a conclusioni simili. Anche il Daoismo riconosce l’illusione del sé e mette in guardia contro l’autoinganno della mente. Nei testi classici daoisti troviamo insegnamenti che risuonano con il concetto buddhista di anatta (non-sé) e con la necessità di trascendere l’ego anziché rafforzarlo.

Laozi, nel Dao De Jing, ammonisce contro l’illusione dell’identità individuale e l’attaccamento al sé:

Il cielo dura e la terra permane.
La ragione per cui cielo e terra possono durare e permanere è che non vivono per se stessi: perciò possono vivere a lungo.
Per questo il saggio si tira indietro e viene a trovarsi davanti, si esclude, ma rimane presente.
Non è forse perché non ha fini personali che può realizzare i suoi fini personali?
(Dao De Jing, cap. 7)

Questo insegnamento mostra chiaramente che il rafforzamento dell’ego non porta alla realizzazione, ma alla sua negazione. Laozi prosegue dicendo:

Chi sta in punta di piedi non è stabile, chi cammina a grandi passi non va lontano, chi si mette in mostra non splende, chi è assertivo non spicca, chi si vanta non viene riconosciuto, chi è orgoglioso non dura.
(Dao De Jing, cap. 24)

Un principio che riecheggia l’idea buddhista secondo cui il risveglio avviene proprio nel lasciar andare il concetto di sé.

Zhuangzi, uno dei più grandi maestri daoisti, esprime questo concetto in molteplici passaggi con diversi livelli di profondità, tra i quali il seguente di facile comprensione:

Il grande sapere è vasto e senza limiti, mentre il piccolo sapere è circoscritto e limitato. Chi segue il Dao non ha sé. Chi possiede un sé non trova il Dao.
(Zhuangzi, cap. 2)

Qui vediamo come l’illusione dell’identità separata sia considerata un ostacolo alla vera comprensione. La realizzazione non avviene attraverso il potenziamento del sé, ma attraverso il suo abbandono.

Come nel Buddhismo, il Daoismo ci invita a riconoscere l’illusione dell’ego e ad abbandonare l’autoinganno della mente. Il vero cammino spirituale non è un processo di accumulo o rafforzamento del sé, ma di dissolvimento nell’armonia del Tutto.

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