Taiji Gate

Taiji Gate: perché questo nome per la scuola di Tai Chi e Qi Gong

Taiji Gate Tai Chi Qi Gong Palermo

Quando anni fa scelsi il nome Taiji Gate per la scuola di Tai Chi e Qi Gong a Palermo, non pensavo affatto all’idea di un “gate” (cancello) inteso come chiusura, selezione o barriera posta davanti a una conoscenza riservata a pochi. Il senso era esattamente opposto. Quel “gate” voleva indicare un varco, un passaggio simbolico oltre la dimensione più ordinaria dell’essere, verso una condizione più consapevole, più equilibrata, più vicina alla coltivazione del Taiji (suprema polarità).

Nel Tai Chi (o Taiji è indifferente), infatti, non si entra in un’élite. Si entra piuttosto in un processo. Un percorso di pratica e di trasformazione che ha a che fare con lo studio dello yin e dello yang, non come forze opposte in conflitto tra loro, ma come sfumature complementari della stessa realtà che la mente duale percepisce invece come coppie di opposti. Coltivare il Tai Chi significa allora imparare a riconoscere questa polarità, ad ascoltarla, armonizzarla e viverla in modo più maturo, cercando così di dimorare nel gioco dell’equilibrio. Non per cercare un “centro di gravità permanente”, come cantava Franco Battiato. In realtà, un centro permanente non esiste: è infatti un concetto estraneo al principio di Yin e Yang. Piuttosto, si tratta di incarnare quel principio che dal Taiji conduce al Wuji. Ovvero, non un centro di gravità tra i due poli, ma un ritorno all’unità. Dalla dualità al vuoto.

Per questa ragione, il “cancello” di Taiji Gate non è mai stato pensato come qualcosa che esclude. È sempre stato aperto a tutti. Semplicemente, non tutti scelgono di attraversarlo, perché ogni persona ha i suoi tempi, la propria sensibilità e il proprio cammino. Non esiste un obbligo a varcare questo confine illusorio. Esiste solo una possibilità.

Anche nella tradizione più marziale del Taiji troviamo un riferimento che rende il nome Taiji Gate ancora più coerente. Esistono infatti otto forze di base che vengono chiamate proprio “cancelli”. Ma neppure in questo caso il significato è quello di blocco o sbarramento. Al contrario, i cancelli del Taiji sono aperture, accessi, ingressi attraverso cui comprendere meglio il movimento, l’energia e la relazione tra interno ed esterno, tra noi e l’altro.

Ecco perché, ancora oggi, considero il nome della scuola Taiji Gate un nome pienamente in sintonia con questa pratica. Nel senso più profondo, i veri cancelli non esistono: siamo noi a creare barriere mentali, paure, resistenze e separazioni. Il cancello allora diventa simbolo di una soglia immaginaria. Attraversarla significa scoprire che non c’era nulla da temere, perché quel confine era soltanto il limite della nostra percezione.

Il nome Taiji Gate nacque anche da questa intuizione: varca il confine e sarai più libero. Non perché qualcuno ti conceda l’accesso a un sapere segreto, ma perché ogni vero passaggio conduce a una coscienza espansa.