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13 insegnamenti sul Tai Chi del Maestro Huang Sheng Shyan

insegnamenti Tai Chi Huang Sheng Shyan

Quando si cerca ‘Tai Chi’ online, spesso si trovano forme, nomi di stili e dibattiti tra scuole. Più raramente si trovano indicazioni chiare su ciò che rende il Taijiquan una pratica viva: principi, metodo, qualità interne e coerenza tra salute, movimento e applicazione.

Questa intervista al grande maestro Huang Sheng Shyan raccoglie tredici risposte essenziali. In poche righe per punto, emergono temi ben approfonditi dai Classici del Taijiquan: centralità dell’allineamento, rilassamento consapevole, studio progressivo, e la differenza tra ‘forma’ e ‘sostanza’.

Domande e risposte con Huang Sheng Shyan

1. Esistono diverse scuole o sette di Taichi?

Il Taijiquan è un insieme completo di conoscenze tramandate dai predecessori, espresso spesso con linguaggio volutamente profondo e simbolico. I movimenti sono ‘scientifici’ nel senso che poggiano su principi verificabili: equilibrio, efficienza, coordinazione, economia di forza.

L’arte nasce per migliorare la salute, sostenere la longevità e offrire capacità di difesa. Non è un mezzo per vantarsi o per alimentare antagonismo. Chi pratica dovrebbe comprendere principi e filosofia, senza deviare verso l’esibizione della forma.

Le forme possono cambiare, i principi restano. Le espressioni esterne possono differire da persona a persona, ma i principi sono standard. Per questo non c’è una vera base per separare ‘scuole’ come se fossero mondi incompatibili: dovrebbe prevalere lo spirito di una sola famiglia, dove l’interesse dell’arte viene prima dell’interesse personale.

Per capire davvero cosa significano ‘rilassamento’, asse centrale e metodo, l’esperienza dal vivo fa la differenza: a Palermo è possibile prenotare una lezione di prova e vivere questi principi in prima persona.

2. Come dovremmo praticare il Taichi per raggiungere precisione?

La distanza tra una pratica accurata e una pratica approssimativa è enorme. I Classici insistono su equilibrio naturale, verticalità e rilassamento consapevole delle varie parti del corpo. Durante il movimento occorre attenzione vigile: sentire dove ci si muove e come ci si muove. Altrimenti la forma rimane ‘senza sostanza’ e diventa autoinganno.

Per raggiungere precisione servono principi chiari e metodo corretto. Un buon insegnante è importante, ma lo è anche la ricerca personale costante. Si procede per gradi: prima basi solide, poi livelli successivi.

Determinazione, fiducia e perseveranza contano quanto la tecnica. Il progresso arriva con pratica regolare e comprensione reale, non con fretta, imitazione esteriore o allenamento sporadico.

Molti dei concetti citati fin qui (asse centrale, rilassamento consapevole, sostanziale/inconsistente) diventano chiari leggendo direttamente le fonti, quindi si consiglia il testo I tre Classici del Taijiquan di Wang, Wu e Li, disponibile su Amazon.

3. Esistono diverse forme di Taichi. I principi sono diversi?

Nel tempo le forme si sono diversificate: sequenze corte e lunghe, movimenti più ampi o compatti, posizioni alte o basse, ritmi diversi. Le divergenze sono umane. La verità sta nel rispetto dei principi.

I maestri di epoche diverse, con temperamenti diversi, hanno ricercato miglioramenti fino a un punto in cui la forma diventa ‘senza forma’: non si dipende più da forza bruta o rigidità, e l’azione nasce da rilassamento, continuità e unità corporea.

Non è semplice: i principi devono armonizzarsi internamente e tra alto/medio/basso, sinistra/destra. Velocità, ritmo, equilibrio e tempismo sono dettagli che rivelano subito la qualità reale della pratica.

4. È meglio praticare più frequentemente o meno frequentemente?

Non esistono dogmi sulla quantità. L’essenza è il metodo. Se il metodo è scorretto, si spende molto tempo e si ottengono risultati scarsi. La domanda non è ‘quanto’, ma ‘come’.

Stare verticali, mantenere l’equilibrio centrale, disciplinare ogni movimento, studiare principi sottili: senza questo, la ripetizione diventa un’abitudine più che un allenamento.

5. È giusto praticare velocemente o lentamente?

Il Taijiquan non dovrebbe essere né troppo lento né troppo veloce, ma comodo e naturale. Se è troppo veloce, la respirazione si altera e il cuore accelera. Se è troppo lento, si irrigidiscono articolazioni e arti, e l’energia ristagna.

Forza interna e qi devono sincronizzarsi. Internamente si cerca armonia tra energia, qi e spirito (shen); esternamente tra mente, consapevolezza e corpo. Quando interno ed esterno si unificano, la questione ‘lento o veloce’ diventa secondaria.

6. Postura alta o bassa: cosa è corretto?

L’arte non va divisa in ‘alto’ e ‘basso’. Si basa su equilibrio e stabilità: simmetria degli spostamenti, precisione delle parti del corpo, equilibrio nelle rotazioni e negli spostamenti, stabilità soprattutto mentre si cambia peso.

Si coltiva un asse centrale non inclinato. La consapevolezza guida il rilassamento. Articolazioni, muscoli e legamenti devono essere sciolti e aperti, ma connessi. Quando queste qualità maturano, alto e basso diventano questioni relative.

7. Come distinguere sostanziale e inconsistente tra destra/sinistra e alto/basso?

Durante i movimenti è essenziale usare la consapevolezza per rilassare e radicare. Il baricentro si sposta mantenendo la verticalità dell’asse centrale. Stabilità e tranquillità sono fondamentali.

Secondo lo schema di ‘allineamento incrociato’, quando la parte superiore sinistra è sostanziale, quella inferiore sinistra è inconsistente (e viceversa sul lato destro). Il movimento diventa così un corpo unificato, fluido, armonioso.

Chi arriva al Taiji cercando soprattutto benessere, gestione dello stress e respirazione può iniziare anche da un lavoro più diretto: il video corso di Qi Gong di Taiji Gate è pensato proprio per costruire rilassamento e presenza, con pratica guidata.

8. Come praticare un movimento perché sia applicabile?

Prendiamo i cinque esercizi di rilassamento [sōng shēn gōng o “five loosening exercise”]: durante la pratica serve concentrazione piena. La distrazione annulla l’effetto. Il qi viene guidato dalla consapevolezza.

Quando il corpo è davvero rilassato, diventa possibile adattarsi alle circostanze e neutralizzare una forza in arrivo. A quel punto l’azione non è più ‘di una parte’, ma del corpo intero.

9. Che logica c’è nel rilassare l’addome e retrovertere il coccige?

Il qi viene ‘raccolto’ nel dan tian [area interna sotto l’ombelico] attraverso la consapevolezza e poi deve circolare nel corpo. Se resta confinato, l’addome può diventare ‘pieno’ e rigido. Quando circola, l’addome diventa rilassato e flessibile.

Con il tempo compare una qualità elastica, come un rimbalzo: segno di libertà, non di tensione. Se il coccige non retroverte e i glutei sporgono, radicamento ed equilibrio ne risentono.

10. Qual è il vero spirito del Taichi?

I buoni maestri insegnano gli stessi principi, ma gli studenti apprendono in modo diverso. L’acquisizione reale non è solo padroneggiare forme esteriori: è comprendere principi e filosofia e portarli nella vita quotidiana.

La pratica diventa così una via concreta per sostenere salute, mente e presenza, non una collezione di movimenti.

11. Quante volte al giorno dovremmo praticare?

Il principio è moderazione unita a correttezza tecnica. Concentrarsi solo sulla quantità può diventare uno spreco di energie.

Secondo il Maestro Cheng Man Ching, una sequenza ben eseguita può durare anche pochi minuti. Meglio pratica breve ma precisa, mattina e sera, con attenzione a un punto specifico.

12. Alcuni praticano da anni ma restano instabili: perché?

Spesso per metodo di apprendimento errato. Serve partire dalla filosofia e dai principi, e allenarsi con un metodo che unisca corpo e carattere.

Articolazioni rilassate e collegate, distinzione tra sostanziale e inconsistente, capacità di neutralizzare: senza queste qualità, la forma resta superficiale. Yin e yang devono permeare tutto: immobilità e movimento, alternanza e continuità.

Quando l’ostacolo è ‘so la forma ma non miglioro’, spesso serve un lavoro di correzione mirato: Taiji Gate offre percorsi di Tai Chi basati su lezioni individuali online in videochiamata, funzionali a chi non può venire in sede a Palermo o vuole un percorso personalizzato.

13. Che importanza hanno rispetto per l’insegnante e aspetto morale?

Nel mondo moderno crescono stress e competizione. Il Taichi offre equilibrio, ma gli errori di pratica sono frequenti.

Punti essenziali: rispettare l’insegnante e accogliere la filosofia dell’arte; essere onesti; praticare con serietà e riflessione; progredire passo dopo passo; essere umili e costanti; applicare i principi nella vita quotidiana.

Per chi pratica da tempo e sente l’esigenza di trasmettere con serietà (metodo, principi, didattica e responsabilità), Taiji Gate propone un percorso di formazione istruttori di Tai Chi.

Breve biografia di Huang Sheng Shyan

Huang Sheng Shyan (黃性賢, Huang Xingxian) nacque nel 1910 nella provincia del Fujian, in Cina continentale. Cominciò lo studio delle arti marziali da giovane, iniziando con lo stile della Gru Bianca del Fujian. Nel 1947 si trasferì a Taiwan e divenne allievo del Maestro Cheng Man Ching, una delle figure figura centrali del Taijiquan del XX secolo.

Negli anni successivi Huang sviluppò un suo modo di organizzare l’allenamento, includendo esercizi specifici (tra cui i noti ‘cinque esercizi di rilassamento’, song shen wu fa anche noti come song shen gong). Con lo scopo di divulgare la pratica, emigrò a Singapore nel 1956 e poi, negli anni ’60, si trasferì in Malesia dove divenne noto a livello internazionale.

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