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Cheng Man Ching e la Forma 37

forma 37

Storia, principi e trasmissione di un Taijiquan moderno

Cheng Man Ching nel contesto del Taijiquan del XX secolo

Parlare oggi di Cheng Man Ching significa confrontarsi con una delle figure di passaggio più significative nella storia del Taijiquan moderno. Non solo per ciò che ha insegnato, ma per come lo ha fatto e per il momento storico in cui la sua opera si è sviluppata.

Il Taijiquan del Novecento si colloca in una fase di transizione profonda: il passaggio dalla Cina imperiale alla Cina moderna, dalla trasmissione familiare e ristretta a una diffusione pubblica e internazionale. In questo contesto, parlare di “tradizione” come qualcosa di immutabile risulta riduttivo. La storia stessa del Taijiquan mostra come le forme e i metodi di insegnamento siano sempre stati strutture dinamiche, adattate alle esigenze dei praticanti e del tempo.

Cheng Man Ching incarna questa soglia: non un innovatore nel senso moderno del termine, ma un interprete consapevole di un’eredità antica, capace di traghettarla oltre i confini culturali e temporali della Cina tradizionale.

Dallo Yang tradizionale alla Forma 37

Cheng Man Ching studiò Taijiquan a Shanghai con Yang Chengfu, nipote di Yang Luchan e figura centrale nella sistematizzazione dello stile Yang. Dopo la morte di Yang Chengfu, nel 1935, Cheng Man Ching ottenne il consenso di Chen Weiming e di Yang Jianhou per sviluppare una forma abbreviata, oggi conosciuta come Forma 37.

La scelta di ridurre la forma lunga non fu un gesto di semplificazione superficiale, ma una risposta concreta a un contesto storico preciso: un periodo segnato da instabilità politica, difficoltà sanitarie e assenza di cure mediche diffuse.

La Forma 37 nasce come strumento di trasmissione efficace, più accessibile e più facilmente assimilabile, soprattutto per chi si avvicinava al Taijiquan con finalità legate alla salute.

Le critiche mosse a questa scelta, soprattutto da parte di alcuni ambienti legati allo stile Yang tradizionale, si inseriscono in una dialettica ricorrente nella storia delle arti interne: quella tra conservazione formale e funzione reale. Cheng Man Ching, in quanto “outsider” rispetto alla famiglia Yang, divenne bersaglio di polemiche che ancora oggi sopravvivono, spesso alimentate più da dinamiche identitarie e commerciali che da un’analisi dei principi.

La Forma 37: struttura generale e tempo di esecuzione

La Forma 37 viene spesso descritta come una sequenza di trentasette posture, ma questa definizione è solo parzialmente corretta. Considerando ripetizioni, transizioni e continuità dei movimenti, la forma comprende in realtà circa sessantasei movimenti.

Cheng Man Ching suddivideva la forma in sezioni esclusivamente a fini didattici, sottolineando come la prima sezione fosse fondamentale: finché i movimenti iniziali non venivano appresi correttamente, procedere oltre era privo di senso. La sua celebre affermazione — “meglio pochi movimenti eseguiti correttamente che molti eseguiti male” — sintetizza un principio chiave del suo insegnamento.

Il tempo di esecuzione rappresenta un altro elemento essenziale. Secondo Cheng Man Ching, una pratica corretta richiede almeno sette minuti, ma per ottenere benefici significativi dal punto di vista della salute è preferibile estendere l’esecuzione fino a dodici minuti, consentendo al corpo di entrare in una condizione di continuità e ascolto profondo.

La postura nella Forma 37

Uno degli aspetti più distintivi della Forma 37 è la postura più eretta rispetto a quella adottata nello stile Yang tradizionale. Questo non implica una rigidità verticale, ma una diversa interpretazione della relazione tra corpo, spazio e gravità.

Dal punto di vista dei principi classici, la postura eretta rappresenta la relazione dell’essere umano tra cielo e terra. Dal punto di vista moderno, essa si rivela particolarmente efficace per praticanti anziani, per chi affronta percorsi riabilitativi o per chi presenta condizioni di fragilità fisica.

Nella mia esperienza di insegnamento e di ricerca applicata, anche in contesti clinici e ospedalieri, questa impostazione posturale ha mostrato una maggiore sostenibilità nel lungo periodo, favorendo equilibrio, percezione corporea e sicurezza nel movimento.

Le mani nella tradizione di Cheng Man Ching

Un altro elemento caratteristico dell’insegnamento di Cheng Man Ching è la posizione delle mani, nota come “mano della bella signora”. A differenza di molte interpretazioni dello stile Yang tradizionale, questa impostazione evita la flessione marcata del polso, consentendo un allineamento continuo dalla radice dei piedi fino alle dita.

Questo allineamento permette alla forza, guidata dalla vita, di manifestarsi come potenza elastica piuttosto che come forza muscolare isolata. Al contrario, una flessione eccessiva dei polsi tende a interrompere la trasmissione interna, producendo spinte grossolane e facilmente riconoscibili come forza esterna.

La posizione della mano nella Forma 37 favorisce quindi la pratica di cedimento, neutralizzazione ed emissione, aspetti fondamentali tanto nel tuishou quanto nell’applicazione dei principi interni.

La Forma 37 come sistema interno, non come coreografia

La Forma 37 non va intesa come una sequenza estetica o coreografica. Essa rappresenta un sistema di allenamento interno, finalizzato allo sviluppo dell’elasticità, della continuità e dell’ascolto.

In questo senso, la forma non è separabile dalla pratica reale. Ogni movimento è un laboratorio nel quale si coltivano qualità che trovano applicazione nel tuishou, nello studio delle energie e, più in generale, nella relazione con l’altro e con l’ambiente.

Ridurre la Forma 37 a una “versione semplificata” significa non coglierne l’essenza: essa non è una sottrazione, ma una essenzializzazione.

La Forma 37 nel tempo: trasformazioni e perdita dei principi

Nel corso degli ultimi sessant’anni, la Forma 37 ha subito numerose trasformazioni. Alcune di esse rappresentano adattamenti legittimi, altre una progressiva perdita dei principi fondamentali.

Osservando le esecuzioni storiche — da Cheng Man Ching stesso fino ai praticanti delle generazioni successive — emerge chiaramente come non tutte le varianti possano essere considerate equivalenti. Evoluzione non coincide necessariamente con perfezionamento: quando vengono meno struttura, elasticità e ascolto, ciò che resta è una replica meccanica priva di contenuto interno.

Cheng Man Ching e la spada: continuità del lavoro interno

La pratica della spada (jian) occupa un ruolo centrale nell’insegnamento di Cheng Man Ching. Lontana dall’essere un’aggiunta secondaria, essa rappresenta una estensione naturale del lavoro interno sviluppato nella forma a mani nude.

La spada rende evidenti errori che, senza un’arma, possono restare nascosti: disconnessioni strutturali, rigidità, mancanza di continuità. Nei contesti di insegnamento a Taiwan e successivamente a New York, Cheng Man Ching utilizzava la scherma con la spada anche come strumento di gioco consapevole, alternando studio serio e leggerezza, nel pieno spirito del Taijiquan.

Le cinque eccellenze e il profilo del maestro

Cheng Man Ching fu definito il “Maestro delle Cinque Eccellenze”: Taijiquan, medicina cinese, pittura, calligrafia e poesia. Questa multidisciplinarità non è un dettaglio biografico, ma un elemento chiave per comprendere la qualità del suo insegnamento.

La sensibilità artistica e la pratica medica influenzarono profondamente il suo modo di trasmettere il Taijiquan, rendendolo un percorso di coltivazione globale, nel quale corpo, mente e sensibilità estetica dialogano continuamente.

Da Taiwan a New York: il Taijiquan incontra l’Occidente

Nel 1964 Cheng Man Ching si trasferì a New York, dove fondò il Shr Jung Center for Chinese Cultural Arts. In un contesto culturale inizialmente distante e diffidente, riuscì a creare un ponte autentico tra Oriente e Occidente.

Il suo successo non derivò da un adattamento superficiale, ma dalla capacità di tradurre i principi del Taijiquan in un linguaggio comprensibile agli studenti occidentali, senza tradirne l’essenza. Da questo seme nacque una diffusione capillare del suo stile in Europa, negli Stati Uniti e nel Sud-Est asiatico.

Eredità e attualità della Forma 37

La Forma 37 di Cheng Man Ching resta oggi un sistema completo, esigente e profondamente attuale. È adatta a chi cerca nel Taijiquan non una performance, ma un percorso di equilibrio, ascolto e trasformazione.

Questa eredità non si esprime soltanto nella struttura della forma, ma anche nel modo in cui gli allievi di Cheng Man Ching hanno compreso e trasmesso il significato profondo del Taijiquan. Un aspetto che emerge con chiarezza anche nelle loro testimonianze dirette, raccolte nell’articolo Cosa è il Tai Chi? Le risposte degli allievi di Cheng Man Ching.

Comprendere davvero questa forma richiede tempo, onestà e studio. Ed è proprio in questo contesto che la lettura dei testi classici e degli scritti dei grandi maestri diventa un supporto imprescindibile.

Per orientarsi nel quadro teorico da cui nascono questi principi, un riferimento essenziale sono I tre Classici del Taijiquan di Wang, Wu e Li, che raccoglie e commenta i manoscritti alla base dell’intera tradizione interna del Taijiquan.

Per chi invece desidera approfondire il pensiero di Cheng Man Ching, resta altrettanto utile il suo testo Tredici saggi sul T’ai Chi Ch’uan, nel quale emergono con chiarezza la sua visione e il suo approccio alla pratica.

Sequenza completa della Forma 37 di Cheng Man Ching

(nomi tradizionali, trascrizione e traduzione)

1. 预备式 – Yùbèi shì – Preparazione

2. 太极起势 – Tàijí qǐ shì – Inizio

3. 左掤 – Zuǒ Peng – Peng a sinistra

4, 5, 6, 7. 揽雀尾 – Lǎn què wěi – Afferrare la coda dell’uccello
掤 – P’eng – “Parare”
捋 – – “Arretrare”
– Jǐ – “Premere”
– Àn – “Respingere”

8. 单鞭 – Dān biān – Frusta singola

9. 提手上势 – Tí shǒu shàng shì – Alzare le mani e avanti

(transizione). 靠进 – Kào jìn – Avanzare e “colpo di spalla” (o “appoggiarsi”)

10. 白鹤凉翅 – Báihè liáng chì – La gru bianca apre le ali

11. 左搂膝拗步 – Zuǒ lǒu xī ǎo bù – Spazzolare il ginocchio sinistro e passo in avanti

12. 手挥琵琶 – Shǒu huī pípá – La mano suona la Pipa

(ripetizione del 11). 左搂膝拗步 – Zuǒ lǒu xī ǎo bù – Spazzolare il ginocchio sinistro e passo in avanti

13. 进步搬拦捶 – Jìnbù bān lán chuí – Passo in avanti deviando, parare e pugno

14. 如封似闭 – Rú fēng shì bì – Chiusura apparente

15. 十字手 – Shízì shǒu – Incrociare le mani

16. 抱虎归山 – Bào hǔ guī shān – Abbracciare la tigre e tornare alla montagna

(ripetizione del 5). 捋 – – Arretrare

(ripetizione del 6). 挤 – Jǐ – Premere

(ripetizione del 7). 按 – Àn – Respingere

(ripetizione del 8). 斜单鞭 – Xié dān biān – Frusta singola (diagonale)

17. 肘底看捶 – Zhǒu dǐ kàn chuí – Pugno sotto il gomito

18. 左倒撵猴 – Zuǒ dào niǎn hóu – Passo indietro a sinistra e respingere la scimmia

19. 右倒撵猴 – Yòu dào niǎn hóu – Passo indietro a destra e respingere la scimmia

(ripetizione del 18). 左倒撵猴 – Zuǒ dào niǎn hóu – Passo indietro a sinistra e respingere la scimmia

20. 斜飞式 – Xié fēi shì – Volo diagonale

21. 左云手 – Zuǒ yún shǒu – Mani come le nuvole a sinistra

22. 右云手 – Yòu yún shǒu – Mani come le nuvole a destra

(ripetizione del 21). 左云手 – Zuǒ yún shǒu – Mani come le nuvole a sinistra

(ripetizione del 22). 右云手 – Yòu yún shǒu – Mani come le nuvole a destra

(ripetizione del 21). 左云手 – Zuǒ yún shǒu – Mani come le nuvole a sinistra

(ripetizione del 8). 单鞭 – Dān biān – Frusta singola

23. 单鞭下势 – Dān biān xià shì – Frusta singola bassa

24. 左金鸡独立 – Zuǒ jīnjīdúlì – Il gallo d’oro sta sulla zampa sinistra

25. 右金鸡独立 – Yòu jīnjīdúlì – Il gallo d’oro sta sulla zampa destra

26. 右分脚 – Yòu fēn jiǎo – Separare e calcio a destra

27. 左分脚 – Zuǒ fēn jiǎo – Separare e calcio a sinistra

28. 转身蹬脚 – Zhuǎnshēn dēng jiǎo – Girare il corpo e calciare con il tallone sinistro

(ripetizione del 11). 左搂膝拗步 – Zuǒ lǒu xī ǎo bù – Spazzolare il ginocchio sinistro e passo in avanti

29. 右搂膝拗步 – Yòu lǒu xī ǎo bù – Spazzolare il ginocchio destro e passo in avanti

30. 进步指裆锤 – Jìnbù zhǐ dāng chuí – Passo in avanti e pugno all’inguine

(ripetizione del 4, 5, 6, 7)  揽雀尾 – Lǎn què wěi – Afferrare la coda dell’uccello
掤 – P’eng – “Parare”
捋 – – “Arretrare”
– Jǐ – “Premere”
– Àn – “Respingere”

(ripetizione del 8). 单鞭 – Dān biān – Frusta singola

31. 右玉女穿梭 – Yòu yùnǚ chuānsuō – La ragazza di giada lavora con la spola (destra)

32. 左玉女穿梭 – Zuǒ yùnǚ chuānsuō – La ragazza di giada lavora con la spola (sinistra)

(ripetizione del 31). 右玉女穿梭 – Yòu yùnǚ chuānsuō – La ragazza di giada lavora con la spola (destra)

(ripetizione del 32). 左玉女穿梭 – Zuǒ yùnǚ chuānsuō – La ragazza di giada lavora con la spola (sinistra)

(ripetizione del 3). 左掤 – Zuǒ Peng – Peng a sinistra

(ripetizione del 4, 5, 6, 7)  揽雀尾 – Lǎn què wěi – Afferrare la coda dell’uccello
掤 – P’eng – “Parare”
捋 – – “Arretrare”
– Jǐ – “Premere”
– Àn – “Respingere”

(ripetizione del 8). 单鞭 – Dān biān – Frusta singola

(ripetizione del 24). 单鞭下势 – Dān biān xià shì – Frusta singola bassa

33. 上步七星 – Shàng bù qīxīng – Passo in avanti sulle sette stelle

34. 退步跨虎 – Tuìbù kuà hǔ – Passo indietro e cavalcare la tigre

35. 转身双摆莲 – Zhuǎnshēn shuāng bǎi lián – Ruotare il corpo e oscillare sopra il loto

36. 弯弓射虎 – Wān gōng shè hǔ – Tendere l’arco e sparare alla tigre

(ripetizione del 14). 进步搬拦捶 – Jìnbù bān lán chuí – Passo in avanti deviando, parare e pugno

(ripetizione del 15). 如封似闭 – Rú fēng shì bì – Chiusura apparente

(ripetizione del 16). 十字手 – Shízì shǒu – Incrociare le mani

37. 合太极 – Hé tàijí – Chiudere il Taiji